John Abraham, docente di scienze termiche

Da tempo, il cambiamento climatico, come la politica, la religione e i soldi, è considerato un argomento da evitare. Quelle rare volte che si parla di questi temi tra amici, finisce che le persone diventano paonazzi e se ne vanno con i pugni serrati e in preda a bruciori di stomaco. Ma perché?

Tra gli addetti del settore l’attenzione tende a focalizzarsi sui punti di disaccordo e sulle sottigliezze. In meno che non si dica, ci troviamo a difendere le nostre posizioni con un fervore che in altre circostanze sarebbe fuori luogo. I “professionisti” del clima (sì, anche quelli che minimizzano i timori specie riguardo ai cambiamenti climatici) farebbero bene qualche volta a fare un passo indietro.
Cominciamo la conversazione in un altro modo; e forse riusciamo ad arrivare a un risultato diverso.

In primo luogo, occorre che tutti riconoscano che nessuno vuole danneggiare il pianeta, il clima, e le economie e le società che saranno dei nostri figli. Anche chi è su posizioni estreme non vuole inquinare il pianeta. Secondo voi, quando James Inhofe [uno dei membri repubblicani più conservatori del Senato Usa, ndr] è a cena con la famiglia, si chiede cosa può fare per inquinare di più l’aria e l’acqua? Non credo.

Poi, siamo onesti riguardo a quello che sappiamo e a quello che non sappiamo. Partiamo da ciò che sappiamo:

1. gli uomini emettono molto gas serra ogni anno, e il volume di tali emissioni nell’atmosfera è aumentato parecchio;
2. un aumento dei gas serra dovrebbe causare cambiamenti del clima. Lo dicono le teorie, gli esperimenti e le simulazioni al computer. La storia del pianeta conferma tale comportamento;
3. si è osservato un cambiamento del clima della Terra.

Nessuno di questi punti è controverso o discutibile. Non ci sono molti dubbi al riguardo, persino tra gli oppositori più convinti.

Dove nasce il dissenso, allora? A mio avviso, sorge spesso in relazione al rischio. Una delle ragioni per le quali l’argomento clima suscita tante polemiche è che il modo in cui le persone affrontano il rischio varia moltissimo. C’è chi non vuole correre un rischio quando le possibili conseguenze sono gravi. Altre persone si trovano, invece, più a loro agio con il rischio e richiedono evidenze più convincenti prima di essere motivate all’azione. Devono avere assolute certezze prima di agire.

Cosa significa tutto questo per il clima? Prima, consideriamo ciò che gli scienziati non sanno.

1. non sappiamo con precisione quanto cambierà il clima. Nei prossimi 100 anni o poco più, il clima potrebbe cambiare molto poco o molto. Se saremo fortunati, il cambiamento climatico sarà un noioso incidente di percorso. Se saremo sfortunati, causerà la destabilizzazione sociale in tutto il mondo. L’ipotesi più probabile è una via di mezzo tra questi due estremi, ma francamente non lo sappiamo;
2. non sappiamo a quale velocità andrà il cambiamento del clima. I grandi cambiamenti impiegheranno qualche decennio oppure qualche secolo? Abbiamo un’idea abbastanza buona, ma non la certezza;
3. non sappiamo con precisione come si manifesterà il cambiamento climatico. Come cambierà la combinazione siccità/alluvioni? Come cambieranno gli uragani? Di quanto saliranno i livelli dei mari? Quanto sarà veloce l’acidificazione degli oceani? Possiamo fare delle supposizioni, ma non abbiamo certezze;
4. non è chiaro quanto di ciò che vediamo è causato da noi e quanto invece è dovuto alla variabilità naturale;
5. quali saranno gli impatti del cambiamento climatico sulle nostre economie e le nostre società. Quali regioni e popoli ne saranno maggiormente colpiti? Chi sentirà meno gli effetti?

La questione, quindi, è: con queste incertezze come facciamo a decidere? Si tratta di un giudizio di valore. Optiamo per la prudenza? Oppure, tiriamo i dadi?

La strada della prudenza richiederebbe una rapida riduzione delle emissioni. Per prima cosa, utilizzando l’energia in modo più efficiente per ottenere di più da ogni litro di carburante e ogni sacco di carbone. Secondo, massimizzando la produzione di energia pulita e rinnovabile. Terzo, minimizzando la produzione energetica a emissione di CO2 e introducendo programmi di adattamento che ci consentano di gestire il cambiamento climatico. Il vantaggio di questa strada è quello di ridurre la nostra esposizione agli impatti del cambiamento climatico. Inoltre, a lungo termine risparmieremmo grazie all’uso più giudizioso dell’energia. Lo svantaggio è il costo della realizzazione di nuove infrastrutture energetiche.

Tirare i dadi equivale ad aspettare per vedere cosa succederà. Non sviluppiamo un settore per l’energia pulita e rinnovabile. Non preoccupiamoci di utilizzare l’energia in modo più giudizioso. Aspettiamo di vedere se il cambiamento climatico procede con la velocità e la severità di cui parlano gli scienziati. Il vantaggio di questa strada è che non ci richiede alcuno sforzo. Lo svantaggio è che prima che tutti avranno capito chiaramente che un problema esiste, sarà troppo tardi per risolverlo, o troppo costoso.
Prima ci muoviamo per rallentare il cambiamento climatico, più bassi saranno i costi delle varie opzioni.

Detto tutto ciò, il lettore avrà capito senz’altro che io scelgo la strada della prudenza. Le mie ricerche mi dicono, inequivocabilmente, che il cambiamento climatico è in corso e che sarà rilevante. A mio avviso, la prudenza è la scelta sensata. Se poi avrò torto, avrò comunque risparmiato, utilizzando meno energia. Ma in questa valutazione di rischio, posso capire i motivi di coloro che tirerebbero i dadi. Non sono d’accordo con il loro approccio, ma vi sono ragioni convincenti a sostenerlo. Le persone che abbracciano questo punto di vista, purché lo presentino in modo civile, vanno ascoltate in modo civile.

E’ possibile parlare del cambiamento climatico senza essere offensivi; se adotteremo toni più pacati, magari sarà possibile identificare un percorso nuovo. Un percorso sostenuto dalla maggioranza, preoccupata per il cambiamento climatico. Ma che vuole essere sicura che le nostre azioni siano sensate; che risolva il problema clima senza mettere l’industria in ginocchio; che affronti la questione senza calpestare le nostre libertà.
Tutti sappiamo che esistono soluzioni del genere; potremmo iniziare già oggi … basta solo iniziare.

Fonte: http://www.theguardian.com/environment/climate-consensus-97-per-cent/2014/feb/12/discussing-global-warming-hard