Barbara Grady Una visione surreale ha atteso sciatori e snowboarder nelle stazioni sciistiche di Sierra Nevada per gran parte dello scorso inverno: la mancanza di neve. In un luogo dove, dieci anni prima, si era soliti guidare attraverso cumuli di neve alti 3 metri per raggiungere gli impianti di risalita, c’erano nude colline marroni con qualche macchia di bianco. Certo, le grandi località hanno utilizzato la neve artificiale per creare dei sentieri e consentire ai visitatori di mettersi gli sci. Ma per quasi tutto l’inverno la neve vera non c’è stata. Le precipitazioni nevose nel complesso della Sierra Nevada sono andate diminuendo anno dopo anno, come conseguenza della grande siccità californiana. Ma l’assenza di neve nei mesi di gennaio, febbraio e marzo in una zona conosciuta per le frequenti bufere ha fatto capire una dura realtà: il cambiamento climatico è reale. La siccità negli Stati occidentali ha molte cause – la principale un’area persistente di alta pressione sopra la costa del Pacifico e gli Stati settentrionali sul Pacifico che impedisce il passaggio ad altri fenomeni atmosferici. Ma secondo gli articoli di alcuni scienziati pubblicati sulla rivista Geophysical Research Letters, la mancanza di precipitazioni unita a temperature molto più alte del normale hanno acuito l’effetto siccità, che è il più estremo da 1.200 anni. Il surriscaldamento climatico ha fatto intensificare la siccità dell’8 – 27 percento tra il 2012 e il 2014. Mentre la terra continua a rimanere asciutta nella Sierra Nevada, l’economia regionale ha sofferto. Le piccole località sciistiche hanno chiuso; quelle più grandi si sono attrezzate con la neve artificiale, ma hanno chiuso molti percorsi. Migliaia di posti di lavoro sono andati persi – o non si sono materializzati. Molti negozi e ristoranti hanno dovuto chiudere. E questo è ciò che è accaduto in una sola regione. La siccità ha avuto impatti negativi anche per lo sci nel Nordovest del Pacifico e nel Colorado. Nel frattempo, nel Nordest, le temperature erano talmente basse che le località hanno avuto problemi anche lì. Sono poche le persone che hanno voglia di andare a sciare quando il termometro scende a 30 sotto zero. Neve e Parigi Il settore degli sport invernali ha detto basta. Questa settimana, 92 brand company — da K2 Sports e Rossignol a North Face, Clif Bar e Burton — assieme a 53 località, 50 atleti professionisti e 13 gruppi del settore degli sport invernali hanno firmato una lettera destinata a Barack Obama sull’urgenza del problema del cambiamento climatico, sollecitando un accordo rigoroso quando i delegati si riuniranno a Parigi per la Climate Change Convention dell’Onu o COP21. “L’industria degli sport invernali vede il cambiamento climatico come un’opportunità economica oltre che un tema ambientale. Le nostre aziende sostengono ricavi da turismo pari a $62 miliardi, alimentano 964.000 posti di lavoro e vendite annuali di $4,6 miliardi. Siamo uniti nell’impegno di ridurre le emissioni e andare verso un futuro di energia pulita”, scrivono. “Il 2014 è stato l’anno più caldo da quando si registrano le temperature, e sembra che il 2015 lo supererà. Una mancanza di azione rapida sul clima non è accettabile, e porterà a danni all’ambiente, al turismo e all’economia. Questa è l’opportunità più grande dei nostri tempi. Servono azioni significative da parte di tutti, ed è ora di agire”. Technica USA, Outside Media, Head skis, Alpine Style, Cascade Design e Black Diamond Equipment sono tra gli altri brand firmatari. Le 53 stazioni sciistiche che hanno firmato si trovano in tutto il paese, dalla California al Colorado, dallo Utah a Vermont, passando per New York e persino in regioni politicamente conservatrici come Wyoming e Montana: in particolare, Squaw Valley, Boreal, Aspen Mountain, Vail Resorts, Copper Meadow, Deer Valley, Alta, Killington nel Vermont, Jackson Hole Mountain Resort e Las Vegas Ski & Snowboard Resort. Scrivono al presidente: “Nei suoi preparativi per la Climate Change Conference Onu 2015 a Parigi, sappia che il settore degli sporti invernali e gli atleti professionisti applaudono la sua forte leadership nell’affrontare il cambiamento climatico. I suoi sforzi sono di importanza critica per portare il nostro paese verso un’economia basata sull’energia pulita, alimentando l’innovazione e la crescita economica e aiutandoci a rafforzare la nostra resilienza di lungo termine”. Il gruppo, che si chiama coalizione Protect Our Winters, ha un sito web e invita le persone a iscriversi. Aspen Skiing Company, proprietario di quattro località di montagna, due alberghi e 18 ristoranti, con 3.600 impiegati, è un membro della coalizione. Auden Schendler, responsabile sostenibilità di Aspen Skiing, dice che la lettera è uno strumento per sostenere gli Usa nelle negoziazioni. “Quello che vogliamo fare con questa lettera è dare una copertura politica all’amministrazione Obama dalla parte della comunità business per negoziare un accordo duro a Parigi” dice Schendler. “E vogliamo incoraggiare altri settori di business a fare la stessa cosa”. Schendler dice che il business deve contribuire a creare la “volontà politica” per l’azione governativa sul fronte clima. Anzi, se il business non darà la luce verde, non succederà nulla. “A nostro avviso, la business community è stata straordinariamente muta sul tema clima e il suo silenzio è una delle ragioni della mancanza di azione fino ad ora”, dice. “Cerchiamo quindi di dare una voce a partire da un settore e speriamo che altri seguiranno”. Il business ha senza dubbio molto potere lobbistico a Washington e questo gruppo di località invernali e produttori di equipaggiamento vogliono sfruttare tale potere per affrontare il tema clima. “Il business ha una voce potente a Washington. Sarà molto difficile per i conservatori di Washington dire, ‘Oh, sono solo un gruppo di hippie’”, dice Schendler. Secondo Schendler, si è assistito a una profonda trasformazione negli ultimi 15 anni, soprattutto tra i gruppi commerciali: “Quindici anni fa, nessuno di questi grandi gruppi nello sport avrebbe firmato la lettera”. Oggi, invece, vedono il cambiamento climatico come rischio di business, nonché come rischio per la società. “Siamo al punto di svolta”, si legge nella lettera. “Continueremo tutto come al solito, non dando peso a questa minaccia, o lavoreremo insieme per ridurre le emissioni globali e conservare il pianeta per le generazioni future? Chi di noi ama e dipende dalla neve per lo sport e per vivere ha molto in gioco, un’industria da 62 miliardi di dollari che sostiene più di 950.000 posti di lavoro nel turismo invernale nei soli Stati Uniti. La minaccia che incombe è vera e conosciamo i suoi contorni – inverni più caldi e più secchi, fenomeni pluriennali di siccità che accorciano la nostra stagione, costringendo la chiusura delle piccole imprese. Non è questo il futuro che vogliamo per noi e per i nostri figli”.   Fonte: http://www.greenbiz.com/article/north-face-k2-sports-and-90-other-brands-pen-letter-climate-change]]>