Il Dr. Francisco Dallmeier e i colleghi della Smithsonian Institution hanno dedicato quasi vent’anni di lavoro allo sviluppo di metodologie basate sulla scienza che soddisfino le esigenze locali di conservazione e le priorità dello sviluppo. In questo articolo, descrivono come studiare, capire e proteggere la biodiversità mentre si portano avanti grandi progetti di sviluppo.

Mentre stava valutando la biodiversità in un’area dedicata allo sviluppo petrolifero nel Gabon, nell’Africa Centrale, un biologo della Smithsonian trovò un animale che non si aspettava di vedere: la formica invasiva Wasmania, la cosiddetta formica di fuoco, una specie nativa della Sud America. Probabilmente le formiche arrivarono nell’Africa Occidentale e Centrale alcuni decenni fa, in merci importate dall’estero, e poi seguirono lo sviluppo delle infrastrutture in tutta la regione.

Non era una bella trovata. Molto aggressive, le formiche Wasmania possono avere un impatto molto grave sugli ecosistemi locali, ferendo e causando lo spostamento di altre specie. Ad esempio, un leopardo fotografato nel Gabon presentava lacerazioni alle cornee causate da punture di formiche di fuoco.
Questa piccola formica rappresenta una delle molte sfide di conservazione e sviluppo che ci hanno portato a condurre ricerche per la conservazione e a identificare buone prassi per progetti oil&gas in regioni sensibili.

La Smithsonian Institution, dove lavoro, è il più grande complesso museale e ente di ricerca al mondo. I ricercatori del Conservation Biology Institute  della Smithsonian si occupano delle sfide della conservazione: come gestire per il meglio l’ambiente naturale. Da quasi vent’anni, io e i miei colleghi lavoriamo su progetti per la conservazione e lo sviluppo con imprese attive nel campo dell’energia, in Perù, Gabon, Ecuador e Canada.

 

I benefici di business offerti dalle partnership

Le collaborazioni tra le imprese e gli scienziati attivi nella conservazione portano benefici non solo all’ambiente ma anche alle stesse imprese. Nel lungo termine, riducono i rischi, le incertezza e i costi dei progetti. Le imprese documentano e gestiscono meglio i rischi ambientali, normativi e reputazionali. I costi sono minori rispetto ai danni che potrebbero derivare trascurando questi temi, cioè dai ritardi, dalle responsabilità, dal danno alla reputazione, dal contenzioso, dalle resistenze delle comunità locali.

Le partnership tra le imprese e la biodiversità hanno aumentato la fiducia e la responsabilità tra imprese, istituti di credito, governi, Ong e le comunità locali. I governi locali vedono di buon occhio le iniziative di questo tipo, poiché esse forniscono preziose informazioni sulla situazione biologica, arricchiscono le conoscenze nazionali sulla biodiversità, sostengono le priorità di conservazione e le capacità costruttive. Nel Gabon, ad esempio, ricerche di biodiversità nell’area limitrofa di un parco nazionale consentirono la progettazione di una strada statale su un percorso che eviterà le zone ad alto valore di biodiversità

Rendere efficaci le collaborazioni per la biodiversità

Le collaborazioni tra il business e la biodiversità sono simili ad altre collaborazioni ben gestite dalle imprese. Ecco i passi più importanti:

  1. Valutare l’eventuale esigenza di una collaborazione per la biodiversità. Le partnership sono particolarmente utili per grandi progetti in aree biologicamente sensibili. Sono importanti anche in paesi la cui normativa è in evoluzione e dove esiste un sistema complesso di condivisione dei benefici tra investitori, aziende operative e governo.
  2. Trovare un partner. Definite le esigenze di biodiversità e conservazione del vostro progetto. Identificate uno o più esperti qualificati oppure un’organizzazione in grado di rispondere a tali esigenze, utilizzando un processo consultivo.
  3. Assicurare l’impegno. Le collaborazioni richiedono un impegno chiaro da parte del vertice sia dell’impresa sia dell’organizzazione di conservazione.
  4. Identificare i temi di ricerca e conservazione del progetto. Gli scienziati, i professionisti aziendali e gli altri stakeholder lavorano assieme per identificare le principali domande; poi gli scienziati sviluppano e realizzano esperimenti di ricerca per rispondere a tali domande. Spesso affrontiamo i temi della biodiversità e della conservazione su scala paesaggio, per raggiungere il massimo impatto in termini della conservazione. Ad esempio, nel Gabon, nei loro spostamenti gli elefanti della foresta entrano ed escono dalle aree delle concessioni petrolifere, e vanno gestiti a livello di paesaggio.
  5. Progettare e implementare una strategia biodiversità.  L’elaborazione di interventi in base ai risultati delle ricerche e la definizione di una strategia di biodiversità richiedono una visione condivisa e una fiducia che si sviluppano nel tempo.

 

La nostra esperienza ci insegna che è utile:

  • Comunicare regolarmente la visione, i ruoli, gli obiettivi e i risultati delle partnership agli stakeholder e all’interno dell’azienda, a tutti i livelli. La comunicazione regolare favorisce il consenso e costruisce fiducia e impegno.
  • Rispettare e supportare il processo scientifico. Lasciate agli scienziati della conservazione l’autonomia per condurre la ricerca, presentare i risultati e pubblicare le conclusioni e le proposte. Tale libertà favorisce la fiducia, consente la produzione di risultati a base scientifica e consente all’azienda di rispondere efficacemente alle proposte della ricerca.
  • Stabilire un budget per l’intero processo: ciò comporta la raccolta, l’analisi, l’interpretazione e la pubblicazione dei dati.
  • Coordinare le attività dell’impresa e quelle dei ricercatori. Il coordinamento migliora l’efficienza, riducendo i costi ed eventuali conflitti. Ad esempio, gli insediamenti aziendali di campo in Perù e nel Gabon hanno anche sostenuto il lavoro su campo dei ricercatori.

 

Altre risorse

Smithsonian Gabon Biodiversità Program (con rapporti di campo)
Smithsonian Peru Tree Canopy Project (video)
Il nuovo rapporto NBS sulla collaborazione multi-stakeholder  (pubblicato dicembre 2013)

Fonte: http://nbs.net/fire-ants-kinkajous-and-pipelines-how-business-can-partner-for-biodiversità/