I concetti dello sviluppo sostenibile e della sostenibilità emersero nel 1987, dalla Commissione Mondiale sullo Sviluppo Economico dell’Onu (la Commissione Bruntland). Oggi, a quasi trent’anni di distanza, abbiamo perso di vista le idee chiave degli studiosi illuminati che elaborarono la relazione della Commissione, dal titolo Our Common Future. E il risultato è che la sostenibilità aziendale è uscita fuori strada. Una rivisitazione dei “primi principi” di Brundtland può aiutare le imprese e i manager a ritrovare la bussola.

Identificare il problema
Il rapporto Brundtland affermò che le decisioni di sviluppo non prendevano in sufficiente considerazione le risorse e le limitazioni dell’ambiente. Previde il verificarsi di una crisi ambientale e sociale se le economie emergenti avessero intrapreso lo stesso percorso di sviluppo di quello seguito dal Nord America e dall’Europa. Per prevenire una tale crisi, i Paesi avanzati avrebbero dovuto ridurre il consumo delle risorse e gli impatti ecologici, mentre i Paesi emergenti avrebbero dovuto cercare nuove strade verso lo sviluppo. Oggi, molti commentatori ritengono giuste le previsioni del rapporto Brundtland. Il pianeta è caratterizzato da eventi climatici estremi, risorse a rischio, habitat debilitati ed eco-sistemi stressati, accompagnati da una povertà diffusa, crescenti inuguaglianze e le pressioni della migrazione.

Offrire una soluzione
Una lettura più approfondita della definizione di Brundtland dello sviluppo sostenibile aiuta ad affrontare le sfide di oggi. Secondo Brundtland:

1. Lo sviluppo consiste fondamentalmente in “sviluppo sociale”: lo sviluppo economico favorisce lo sviluppo sociale sia direttamente, tramite la creazione di ricchezza, sia indirettamente, contribuendo alla salute e all’educazione.
2. Lo sviluppo sostenibile è una tipologia particolare di sviluppo sociale che opera all’interno dei limiti ambientali del pianeta ovvero della sua capacità di portata. E’ indispensabile conoscere sia la capacità di portata di un’area sia gli impatti delle attività umane.
3. Lo sviluppo deve essere sostenibile su diverse scale: locale, nazionale, regionale e globale. La sostenibilità dipende anche dal contesto: le qualità ecologiche, economiche, sociali e istituzionali di un luogo. (Come dice il rapporto Brundtland, non esiste un unico modello per la sostenibilità.)

Anche se il rapporto Brundtland non trattò direttamente le implicazioni di business, i principi che elenca indicano azioni appropriate:

1. Innanzitutto, e non è una sorpresa, il business è importante. Lo sviluppo economico e quello sociale sono collegati a livello intrinseco. Il ruolo del business è trovare i modi per creare ricchezza – essere efficiente, efficace e competitivo, e soddisfare le esigenze — senza danneggiare l’ambiente oltre la sua capacità di portata o limiti naturali.
2. Lo sviluppo sostenibile è una questione di sostenibilità dei luoghi o dei sistemi: ad esempio, un sistema energetico o di alimentazione. L’attenzione esclusiva alla sostenibilità delle aziende non è sufficiente. Le aziende, però, svolgono un ruolo molto importante nei sistemi perché le loro attività produttive e di consumo hanno un impatto sulle regioni e sui sistemi. E dal punto di vista sistemico, è essenziale considerare sia i benefici creati dal business sia il valore distrutto da esso.
3. Molti attori operano in luoghi e sistemi che sono centri di sostenibilità, e tutti devono essere coinvolti perché si possano elaborare soluzioni durature. Brundtland sottolinea il fatto che la sostenibilità è un tema troppo complesso da poter essere affrontato da un’organizzazione con le sole proprie risorse. In altre parole, le imprese devono abituarsi a collaborare con individui e gruppi nuovi e diversi: si impara, si innova e si evolve tutti insieme.

Qualche volta le imprese guidano la collaborazione, ma più spesso saranno seguaci. Possono fornire contribuire nei seguenti modi:

• partecipare alla definizione di una visione più sostenibile per il futuro;
• condividere conoscenze e intuizioni riguardo al sistema attuale, tra cui i limiti e le potenzialità di cambiamento;
• elaborare percorsi verso il futuro, identificando, sviluppando, valutando e realizzando cambiamenti. Tali percorsi comprenderanno tecnologie, prodotti, servizi, modelli di business e metodologie innovativi.

Lo sviluppo sostenibile, quindi, consiste nei sistemi d’innovazione più aperti possibili. E’ un processo di innovazione sociale, un processo progettuale che coinvolge molteplici attori e crea nuove opportunità per quelle imprese in grado di rispondere alla sfida della competitività compatibilmente con i vincoli della sostenibilità.

Attenzione a non perdere di vista i principi di Brundtland
Oggi, le imprese riconoscono la sfida strategica rappresentata dallo sviluppo sostenibile, ma molte sembrano incapaci di rispondervi in modo efficace. Molti approcci diffusi non tengono in considerazione il fatto che la sostenibilità è, fondamentalmente, un’articolata problematica sistemica. Ad esempio, i cosiddetti “Base della piramide” e “la creazione del valore condiviso” mettono il business al centro del processo, e nessuno dei due si interessa ai limiti ambientali o alla capacità di portata.

Il Sustainable Living Plan di Unilever, invece, riconosce che l’obiettivo aziendale di raddoppiare i ricavi e contemporaneamente dimezzare gli impatti ambientali significa dover promuovere il cambiamento interno e tramite il comportamento dei clienti. Il riconoscimento che un contributo positivo allo sviluppo sostenibile da parte dell’impresa dipende anche dalle azioni dei clienti, e che gli impatti ambientali vanno ridotti, è un approccio più coerente con Brundtland. Le imprese che misurano i propri impatti relativi alla capacità di portata sono sulla strada giusta.

Un esempio: nei primi anni ‘90, la società di energia Ontario Hydro contribuì alla creazione di un sistema sostenibile per la produzione e il consumo dell’energia nell’Ontario. Non si limitò a cercare esclusivamente la propria sostenibilità. In questo casi, Ontario Hydro ebbe la consulenza degli autori del rapporto Brundtland.

Non possiamo tutti avere la consulenza degli autori del rapporto Brundtland, ma possiamo trarre beneficio dalle indicazioni presentate nel rapporto.

 

Per approfondire

Nazioni Unite. 2007. Report of the World Commission on Environment and Development: Our common future.
Due esempi di aziende impegnate nello sviluppo sostenibile:

 

Fonte: http://nbs.net/looking-backward-to-move-forward-revisiting-the-brundtland-report/?utm_source=Newsletter+140121&utm_campaign=Newsletter+140121&utm_medium=email